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terapie antiretrovirali
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Terapie contro l'Hiv. Prima parte. 
terapie antiretrovirali

Le linee guida sull'impiego di farmaci antiretrovirali continuano a spingere per un trattamento sempre più precoce e continuativo, sia per la cura che per la prevenzione dell'infezione da Hiv. Il test di resistenza viene suggerito a tutti i pazienti prima di iniziare la terapia. Ma quali sono le terapie più diffuse?

  

Gli schemi terapeutici antiretrovirali sono costituiti da farmaci di accompagnamento (backbone) e farmaci principali (anchor). Sono diversi i farmaci proposti nella serie "backbone" con diverse specifiche e controindicazioni da tenere sotto controllo medico. Il backbone è solitamente formato da due inibitori nucleosidici della transcriptasi inversa, che rallentano la replicazione dell'Hiv nelle cellule. Ma andiamo a vedere di che si tratta.

Le più efficaci per quanto riguarda sicurezza ed efficacia sono Emtricitabina e Lamivudina, praticamente simili. Entrambe infatti possono essere somministrate da una a due volte al giorno e gli effetti collaterali sono ridotti al minimo. E questi ritrovati hanno un effetto in più. Sono infatti efficaci anche nel trattamento dell'Epatite B. Per questo nei soggetti affetti da Epatite B una sospensione dei due farmaci potrebbe riacutizzare gli effetti della malattia. 

Non è più consigliata come terapia iniziale, la Stavudina viene somministrata solo quando altre terapie a base di altri inibitori non sortiscono effetti. Con questa terapia i livelli delle transaminasi possono aumentare, come può causare lipoatrofia e aumento dei livelli sierici dei lipidi; non mancano casi di comparsa di diabete. 
La Diadanosina è l'inibitore che può essere usato anche in caso di infezione nei piccoli pazienti: possono assumerlo anche bambini al di sopra dei tre mesi di età. Ma gli effetti collaterali che annovera sono tali da limitarne l'uso. Parliamo infatti di effetti tossici: dose-dipendenza, neuropatia periferica, pancreatite, disturbi gastrointestinali.  Ipertensione e alterazioni retiniche e neurite ottica.

Abacavir è tenuto costantemente sotto osservazione per quanto riguarda le possibili interazioni con gli altri inibitori e per la conseguente incidenza d'insuccesso virologico. Sono diverse infatti le associazioni sconsigliate al primo trattamento e le percentuali di insuccesso del trattamento. Tra gli effetti collaterali più importanti si riscontra una relazione pericolosa tra uso di Abacavir e infarto del miocardio. Ma non c'è unanimità tra i risultati delle ricerche. 

Poi c'è Tenofovir che a differenza dei precedenti farmaci, che sono inibitori nucleosidici, è l'unico inibitore nucleotidico. Efficace in una terpia iniziale viene somministrato una o due volte al giorno. Ma è anche efficace contro alcuni ceppi di Hiv resistenti a Emtricitabina e Lamivudina. Anche lui è attivo nei casi di Epatite B. in questo caso la cura deve essere efficace per entrambe le infezioni per evitare l'insorgenza di resistenza verso l'Hiv. 

Trattamento Hiv 


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