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Tumore alle ovaieTumore alle ovaie: neoplasia subdola, ma oggi più curabile

Il tumore alle ovaie è uno dei tumori più subdoli per la donna: è un tumore che non dà segnali precisi se non quando è già in età avanzata e la chirurgia è l'unica scelta che il medico compie per poterlo affrontare. Tuttavia dei nuovi trattamenti farmacologici permetterebbero da oggi di curare il tumore alle ovaie con terapie meno invasive, minimizzando i pesanti effetti collaterali. 

Ma quali sono i sintomi che ci devono far sospettare un tumore alle ovaie? E perché parliamo di sintomi e tumore subdoli? Il tumore alle ovaie lancia segnali che costituiscono per la donna dei malesseri quasi normali: gonfiore di pancia, addome appesantito, problemi di natura intestinale e fisiologica. Tutti mali comuni nella maggior parte delle donne per stress, cattiva alimentazione, anomalie del ciclo, disturbi vari. Questo fa sì che la donna che li accusa tenda a minimizzarli o a curarli in altro modo, magari prendendosi un antispastico, mentre quella di andare dal medico è un'idea che si affaccia alla mente di poche, figurarsi pensare che quel senso di gonfiore sia il segnale di allerta di un tumore alle ovaie.  

In più, nonostante le ripetute campagne di prevenzione, molte donne tendono a saltare le visite di controllo ginecologico, e questo fa sì che le neoplasie dell'apparato genitale femminile (tumore dell'utero, tumore alle ovaie) vengano in genere scoperte con grosso ritardo. Basterebbe infatti un normale esame ginecologico (esame pelvico) e la palpazione addominale per smascherare il tumore.

Invece ,le donne affette da tumore alle ovaie sono il dieci per cento della popolazione femminile. Nella maggior parte dei casi la malattia è in stadio avanzato e colpisce le donne dopo i 50 anni: i programmi di screening per favorire la diagnosi precoce, come è nel caso del tumore al seno, non hanno dato risultati affidabili nel tumore alle ovaie. Se il tumore alle ovaie fosse diagnosticato precocemente, la sopravvivenza sarebbe del 90%: sopravvivenza che si riduce dei due terzi quando il tumore è preso in ritardo.     

Anche per questo motivo il trattamento del tumore alle ovaie è essenzialmente chirurgico, spesso associato a un programma di chemioterapia per scongiurare metastasi e recidive più aggressive.

La radioterapia è riservata a casi rari e alla diffusione metastatica. Le cure farmacologiche sono pesanti, e talmente debilitanti che spesso le pazienti le interrompono. 

Proprio per l'invasività del trattamento tradizionale del tumore alle ovaie, in questi giorni, in occasione della XV Riunione a Roma del gruppo di ricerca Mito (Multicenter Italian Trials in Ovarian cancer), si parla di una nuova combinazione terapeutica, che permetterebbe una maggiore efficacia unita a minori effetti collaterali per il paziente. La cura prevede l'impiego di doxorubicina liposomiale peghilata come alternativa a taxolo nella combinazione con carboplatino (terapia standard) sia nella terapia di prima linea (alla scoperta del cancro), che nel trattamento delle recidive.

''Due studi - afferma Sandro Pignata, Presidente del Mito Group - denominati MIT0-2 e CALYPSO, e rivolti il primo alla terapia di prima linea e il secondo al trattamento delle recidive, danno alternative terapeutiche che assicurano, a parita' di efficacia con la terapia standard, una migliore qualita' di vita''.

In entrambi i casi, infatti, la chemio e' risultata meno tossica, con una riduzione della perdita di capelli e di perdita di sensibilita' a mani e piedi nella paziente. ''Inoltre - conclude Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento per la tutela della salute della donna e della vita nascente del Policlinico Gemelli di Roma - nel trattamento delle recidive e' emerso un miglioramento di circa due mesi della sopravvivenza libera da progressione, che era l'obiettivo primario dello studio. 

Link utili: 

Nuove scoperte per il tumore alle ovaie

Riconoscere il tumore alle ovaie dal mal di pancia

Tumore alle ovaie, spiegazione video

Sigo

 

 

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